INTERVIEW ON SUMPROJECT.ORG (ITA)

Secondo appuntamento per conoscere da vicino le band che parteciperanno a Rockinday, importante appuntamento musicale dell’estate pugliese che si terrà il 4 e 5 agosto prossimo a San Vito dei Normanni (Brindisi), con ospiti Bud Spencer Blues Explosion e Diaframma.

Signori e signore, gli Hate Inc.!

Per rompere il ghiaccio iniziamo con la classica domanda di rito: quando e come si è formata la band? Come vi siete incontrati?

Hate Inc. è nato come un progetto solista (creato e concepito da me che vi scrivo, ovvero Vincent Vega), ed è rimasto tale fino al 2007 anno in cui siamo diventati una band vera e propria. Partito come una mia personale valvola di sfogo nei momenti liberi dagli altri impegni che mi vedevano impegnato come batterista. Con il passare del tempo e con l’aumentare dei riscontri che il progetto registrava in rete ho deciso di farne il mio unico e definitivo progetto musicale. Il tastierista Will Mars si è unito da subito alla formazione anche perché avevamo già collaborato in passato. Poi pian piano sono arrivati Stuart al basso, Dave alla batteria e, quanto abbiamo deciso di inserire anche una seconda chitarra, è arrivato Roxy dai disciolti Psychocandy. Gli incontri sono nati prevalentemente in rete, chiedevo loro se il progetto interessava e dopo qualche prova se riuscivano a inserirsi nel contesto entravano nella band a tutti gli effetti.

Il nome di una band può essere un elemento di discrezionalità nella scelta dell’ascoltatore? In altre parole, secondo voi, una persona che ha voglia di ascoltare musica nuova può essere influenzata già solo dal nome del gruppo? E voi come avete scelto il vostro?

E’ un discorso molto complesso. La gente può essere influenzata/attratta da molteplici fattori che caratterizzano una band: il sound, l’aspetto fisico, il contesto, anche solo un verso di un testo o il nome come avevate anticipato. Il nome è uno dei fattori che devono dare coerenza al concept che sta alla base della nascita di una band. O perlomeno così dovrebbe essere. Il nostro nome Hate Inc. deriva dal fatto che siamo fermamente convinti che i sentimenti siano tutti importanti alla stessa maniera, tanto l’amore quanto l’odio che è stato troppo a lungo un tabù per colpa del buonismo che contraddistingue la nostra epoca e per colpa della morale cristiana. Nessuno si scandalizza se si afferma di amare qualcuno, molti storcono il naso se sentono dire che qualcuno odia qualcun altro. E’ stato odiando profondamente qualcuno o qualcosa che sono nati i brani del disco Art Of Suffering. Noi e il nostro disco siamo la dimostrazione pratica che i sentimenti e le sensazioni sono tutte fondamentali, anche quelle negative se si ha la capacità di farne dei veicoli di energia che ti portano alla creazione di qualcosa di buono. Si dice che l’odio sia un sentimento distruttivo, non sono d’accordo. Lo vedo più simile a una cassa di amplificazione (metaforica ovviamente). Il suffisso Inc. invece denota un po’ la nostra organizzazione interna alla band molto simile a una fabbrica dove ognuno ha il suo ruolo, e un po’ il un periodo storico contraddistinto da una forte impersonalità causata dal post-industriale.

Avete un cantante, un gruppo, una corrente musicale di riferimento?

Le nostre cordinate stilistiche sono facilmente ritrovabili nell’industrial metal e nei grandi pionieri del genere come Nine Inch Nails, Ministry, Killing Joke, Rammstein e Manson dei tempi d’oro.

Quando la band ha raggiunto una certa stabilità, qual è stata la prima cosa che avete fatto (incidere un cd, cominciare a trovare serate, curare la parte web?)

Stabilità… una band penso che non raggiunga mai una vera e propria stabilità tranne quando si scioglie. Ci sono dei momenti in cui le cose procedono in modo più liscio rispetto ad altri e viceversa. Noi siamo partiti già con le idee chiare fin dall’inizio, avevo già perso troppo tempo in band che nascevano e morivano in sala prove senza lasciare traccia. Il progetto era provare per circa un anno i brani che avevo già registrato per poter proporre dei live e, successivamente, a un anno di distanza avremmo dovuto completare la registrazione del nostro disco d’esordio. Abbiamo fatto il primo concerto alla fine del 2008, registrato il disco nel 2009, mixato e masterizzato nel 2010 ed è uscito a giugno del 2011 per MyKingdomMusic/Club Inferno con distribuzione mondiale Audioglobe. Come potete immaginare far si che questi step siano rispettati ti allontana immensamente dalla stabilità. Per quanto riguarda la parte web ha sempre avuto una importanza rilevante, myspace e poi facebook su tutti. E’ li che il nome Hate Inc. ha iniziato a girare, dove abbiamo ricevuto i primi feedback e dove ci siamo creati una schiera di ascoltatori che ci seguono da diverse parti del mondo. Ora siamo presenti su quasi tutti i social network e simili, è fondamentale essere “presenti” in rete, pur con i paradossi impersonali che l’epoca di internet porta con se.

Molti gruppi all’inizio attraversano la fase ‘cover band’. Anche il vostro percorso ha incontrato le cover o avete iniziato fin da subito con un vostro repertorio? Vi capita comunque, durante i live, di suonare qualche pezzo famoso cui siete particolarmente affezionati?

Le cover sono un ottima palestra per tutti i musicisti, esperti e non. Noi le proponiamo prevalentemente nelle prove, per divertimento. Ma ci siamo sempre concentrati sulla composizione di materiale originale, anche perché di cose da dire ne avevamo parecchie.

Quali sono i vostri progetti attuali e futuri?

Ora siamo in fase di promozione del disco ART OF SUFFERING che come ho detto pocanzi è uscito a Giugno. Gireremo un videoclip per il singolo “Art of suffering” a Luglio insieme ad Andrea Brancone e Selenia Orzella il tutto cordinato dal Treenet Studio di Montescaglioso. Poi stiamo lavorando per un minitour in Inghilterra, ma è ancora in fase organizzativa. Nel frattempo il successore di ART OF SUFFERING è già in fase prototipale.

Convinceteci a venire ad un vostro concerto. Perché dovremmo venire a sentirvi, cosa dobbiamo aspettarci da un vostro live?

Uno dei motivi potrebbe essere che siamo una delle poche band (se non l’unica) in zona che propone questo tipo di sonorità rock/metal mixate con l’elettronica. Cosa aspettarsi? Energia e sudore.

Parliamo del Rockinday. Conoscevate già questo festival?

Si ne avevamo già sentito parlare gli anni precedenti.

Che approccio avete avuto al Rockinday? Com’è stato essere selezionati per il Rockinday?

Abbiamo partecipato alle selezioni, e poi siamo stati contattati per suonare nella serata del 5 Agosto. Come tutte le volte in cui c’è in ballo una scelta fa sempre piacere essere inclusi in una manifestazione importante, anche perché siamo felici di poter portare la nostra musica in nuovi contesti

Come vi state preparando per questa esperienza?

Come tutti i live che abbiamo affrontato e che affronteremo in futuro: provando molto.

Dateci tutti i vostri link di riferimento per essere aggiornati sui vostri lavori, le nuove uscite, i concerti.

www.hateinc.it
www.myspace.com/thehateinc
www.facebook.com/thehateinc
www.soundcloud.com/thehateinc
www.reverbnation.com/thehateinc
www.vampirefreaks.com/thehateinc
www.twitter.com/thehateinc
www.lastfm.it/music/Hate+Inc

Per finire, in stile Marzullo, fatevi una domanda e datevi una risposta!

Buonanotte amici della notte, siamo di nuovo qui per conoscere, per conoscersi. Poco poco piano piano, come piace a noi. Mentre un giorno sta finendo e un nuovo giorno sta per cominciare. Buonanotte.
(La domanda è implicita seppur palese)

2011-07-08T13:56:23+00:00