REVIEW ON UNDERGROUNDWEBZINE (ITA)

Il gruppo si presenta la pubblico dopo più di un anno dall’EP di debutto “Fragments”.
Si presentano però con un Long playing e guidati da Vincent Vega (moniker preso da uno dei killer di Pulp Fiction interpretato da John Travolta) la band, con questo album, porta avanti il discorso lasciato con l’Ep precedente. Quindi possiamo dire che “Art Of Suffering” è la ragionevole conseguenza di “Fragments”, tanto che nel cd ci sono le quattro tracce di “Fragments”.
Quello che balza velocemente all’orecchio dell’ascoltatore e un cd di industrial che prende da mostri sacri quali: Trent Reznor e la sua “quasi” creatura Marylin Manson nei passaggi più decadenti, poi nei punti più pestati e in quelli più vicini alle scorribande electro possiamo scorgere frammenti infetti di produzioni nord europee come Pain, Oomph! e Rammstein. Sottolineo nuovamente il filo conduttore con il precedente lavoro, ribadendo che il gruppo propone “nulla più e nulla meno” di ciò che aveva promesso con il 4 tracce precedente. Unico inghippo e che dal EP al Full si riscontra un filo meno di fluidità tra i pezzi, ma nulla di insormontabile , al massimo sarebbe stato preferibile evitare la bonus track ovvero la versione acustica di “Fragments” e forse quasi otto minuti per “Tears” potrebbe risultare pesante per l’ascoltatore non avvezzo a sonorità vicine all’electro ambient. Questo però non vuol dire che abbiamo un album abbozzato, o poco curato, ma bensì di un certo spessore e di una certa capacità emotiva e sonora non di poco conto solo soffre ancora di alcune incertezze a livello di decisoni artistiche.
In ambito di registrazione, mixaggio, produzione e post produzione non ci sono sbavature di sorta anzi abbiamo un lavoro di buonissimo livello.

Ma tornando alle tracce, oltre a quelle che si sono potute apprezzare già in precedenza con l’ EP d’ esordio, abbiamo gli episodi più granitici come “Hypnotist”e “Breed” e quelli più elettronici quali “Dissatisfaction”e “Made In Chains”. La componente più elettronica prende il sopravvento, specie nelle ultime due tracce nominate, portando il “rilevatore” dei BPM al livello dei romani Dope Stars Inc. (altra band a cui il gruppo Tarantino fa l’occhiolino).

Se la band saprà, e vorrà, spingere l’acceleratore in questa direzione sul prossimo full-length (già in lavorazione) aspettiamoci un comeback coi controfiocchi; nel frattempo “Art Of Suffering” si rivela comunque un buon debut album. Non è ancora sufficientemente rifinito per gridare al “cd dell’anno”, ma abbastanza decadente, curato ed intenso da poter creare un posto di rispetto nell’ambito industrial odierno.

Alessandro Schumperlin

direct ink: http://undergroundzinewebzine.weebly.com/4/post/2011/07/hate-inc-art-of-suffering.html

2011-07-18T13:34:10+00:00